Enrico Deaglio alla Festa in Comune: in Italia c’è sempre nostalgia dell’uomo forte

deaglioIl 24 luglio presso l’area dibattiti della Festa in Comune di Vigevano è stata la volta del giornalista Enrico Deaglio, invitato a parlare del suo libre Patria – 1978-2008. Nel libro l’autore ricostruisce la nostra storia in cinquecento storie: anno per anno, i protagonisti, i fatti, le parole, le vittime e i vincitori, le resistenze, la musica e le idee che hanno costruito il nostro paese. Un libro per ricordare quanto è successo e per scoprire che molto spesso le cose non erano andate proprio così. O, come dice Andreotti nel Divo, le cose sono un po’ più complesse di come sembrano…
Ciò che è emerso dalle risposte dell’autore a seguito delle numerose domande del folto pubblico, è che il nostro è un Paese curioso, capace di enormi slanci di solidarietà ma sempre proto ad allinearsi al volere dell’uomo forte e potente del momento. Non per niente in Italia ed in alcuni paesi del sud america hanno attecchito progetti come quello della P2, che secondo Deaglio trova la sua definitiva realizzazione proprio negli anni che stiamo attraversando. La storia ci dice che la maggioranza degli italiani si è sempre trovata a proprio agio nel momento in cui poteri  antidemocratici hanno preso il sopravvento. Difficilmente la maggioranza degli italiani si ribella a queste pericolose svolte autoritarie bensì trova più conveniente accettarle e subirle. E’ stato il cao del fascismo, della massoneria, dei poteri occulti che, soprattutto dagli anni ’70 hanno regolato l’economia e la politica del nostro Paese, fino a giungere ad esempi come quello del G8 di Genova in cui il potere della polizia ha evidentemente avuto il sopravvento e pochi se ne sono lamentati.

One thought on “Enrico Deaglio alla Festa in Comune: in Italia c’è sempre nostalgia dell’uomo forte

  1. alessandro di maio

    Sono d’accordo, anche se quella sera con il fatto che avrei suonato poco dopo non ero in grado di ascoltare il dibattito…
    questo atteggiamento è probabilmente tipico di un popolo la cui identità è frammentaria e giovane (poco più di 100 anni) e con differenze di personalità enormi dal nord al sud al centro…
    Il progetto piduista era comunque di ampio respiro nel tempo se pensiamo che Gelli ipotizzava il controllo delle masse attraverso il totale controllo dei mass media come primo passo… fino a giungere al cambiamento della stessa costituzione. Riflettendo il progetto non poteva essere che trentennale e guardacaso parliamo del 1979…
    Comunque che il popolo ne abbia realmente bisogno, di essere abnegato e sottomesso, potrebbe anche non essere così definitivo. Il pensiero è come assopito… addormentato e drogato… ma è probabilmente anche il momento di iniziare una diversa politica a partire da organizzazioni ed associazioni che rimettano sempre più persone nella condizione di creare un pensiero pulito ed ordinato, non attraverso i mass media ma direttamente on the road… “il passa parola è la migliore pubblicità” ma necessità di condizioni utili per la comunicazione interpersonale….
    ciao

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