Sindrome della sconfitta

Negli ultimi giorni è tornato d’attualità il turbolento rapporto tra Beppe Grillo e Luigi De Magistris, che già si scornarono parecchio un anno fa, e ultimamente hanno litigato di nuovo: il primo ha detto di avere sbagliato a sostenere il secondo, che passerebbe più tempo in giro piuttosto che al Parlamento europeo; il secondo ha detto che il primo “non ha interesse che la politica cambi”. Su loro due e su tutto quel mondo “irrequieto” che li riguarda, oggi si occupa la rubrica quotiNegli ultimi giorni è tornato d’attualità il turbolento rapporto tra Beppe Grillo e Luigi De Magistris, che giàsi scornarono parecchio un anno fa, e ultimamente hanno litigato di nuovo: il primo ha detto di avere sbagliato a sostenere il secondo, che passerebbe più tempo in giro piuttosto che al Parlamento europeo; il secondo ha detto che il primo “non ha interesse che la politica cambi”. Su loro due e su tutto quel mondo “irrequieto” che li riguarda, si è occupato anche Michele Serra nella sua rubrica su Repubblica. (www.ilpost.it)Mentre i sondaggi, e più in generale l’umore del Paese, lasciano intendere la possibilità di un’alternativa politica, lo scambio di insolenze tra Grillo e De Magistris ci riporta alla realtà. L’opposizione è un campo di battaglia tra leader e leaderini occupatissimi a vantare una caratura di “purezza” superiore a quella del vicino di pianerottolo. Queste persone sono terminali di speranze, di umori di cambiamento, di voti (specie giovanili). Ma evidentemente non se ne sentono responsabili. Da solo, ognuno di loro conta come il due di picche (anche se presume di essere almeno il tre), eppure maneggia la sua scheggia di consenso come un’arma contro la concorrenza. Primo tra gli ultimi: questo è evidentemente l’obiettivo che si danno questi concessionari della pubblica indignazione.A sinistra del Pd, e comunque fuori da esso, c’è una marea di voti dispersa in cento rivoli. Tra i voti in sonno degli astensionisti (milioni) e il voto irrequieto che si riversa su Idv, Sel, Cinque Stelle, Verdi e altre particole, stiamo parlando di un quinto e forse un quarto dell’elettorato italiano: il doppio della Lega. Non solo l’umiltà, anche l’intelligenza vorrebbe chei gestori di questo patrimonio non lo dilapidassero. Dei loro sbocchi di narcisismo noi non sappiamo che farcene. Berlusconi sì.

E, aggiungiamo noi, anche in questa disastrata provincia non stiamo certo a guardare. Così ecco che una parte del popolo della sinistra (Rifondazione e comunisti vari di diversi movimenti) se ne andranno da soli alle elezioni provinciali di primavera. La sindrome dell’opposizione e della sconfitta a tutti i costi evidentemente fa parte del dna di qualcuno. Meglio duri e puri piuttosto che cercare di cambiare qualcosa. Bene, continuiamo così e contribuiamo all’ennesimo successo elettorale dei signori che ci governano da dieci anni…

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