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L’hai notato? Sentimental value – Le cose non dette – Sirat

Inauguriamo nel mese di Febbraio il primo numero di “L’HAI NOTATO? – La rubrica che ti aggiorna su quali film sono in uscita e sul perchè non dovresti lasciarteli scappare

Gli articoli della rubrica usciranno con cadenza mensile, per presentarci tre titoli selezionati, che arriveranno presto sul grande schermo del nostro Cinema Odeon.
Il contenuto della rubrica è curato da Aurelio Fattorusso, laureato in “Cinema, televisione e produzione multimediale” a Bologna, dove ha scritto per il il webzine “Lascimmiapensa”, e collaborato con la Cineteca di Bologna. Aurelio ci presenterà i film accompagnandoli con una breve recensione descrittiva: quali film vedere prossimamente al cinema? Ecco le nostre idee per le proiezioni: Premi Oscar e titoli attesissimi, ma soprattutto sorprese inaspettate, film indipendenti e grandi autori che meritano un’attenzione particolare.

SENTIMENTAL VALUE
Vincitore del Grand Prix Speciale della Giuria, e in concorso per la Palma d’oro, al Festival di Cannes 2025, arriva sullo schermo dell’Odeon Sentimental Value, il film che ha consacrato Joachim Trier sulla scena internazionale. Dopo la trilogia di Oslo, chiusa con l’imperdibile “La persona peggiore del mondo”, il regista norvegese indaga nuovamente i rapporti umani e le emozioni, in modo mai banale; e lo fa attraverso lo sguardo di una famiglia disastrata. Tornato in Norvegia per il funerale dell’ex moglie, il regista Gustav (Stellan Skarsgard), si riunisce alle figlie Nora (Renate Reinsve, attrice straordinaria e già incredibile protagonista de “La persona peggiore del mondo”) e Agnes (Inga Ibsdotter Lilleaas). Gustav è lavoro per girare il suo film più intimo e personale, e proprio Nora – affermata attrice teatrale – dovrebbe esserne la protagonista; lei rifiuta.
Con Gustav (una delle migliori interpretazioni di Skarsgard, che torna al cinema d’autore dopo anni di Blockbuster) riaffiorano i conflitti e le tensioni familiari, sopiti da anni ma mai dimenticati, generati da un padre distante e rapito dal suo lavoro, ma al tempo stesso affascinante e manipolatore.
Proprio per “persuadere” la figlia ad accettare il ruolo, lui affida la parte all’attrice hollywoodiana Rachel (Elle Fanning), parte di un gioco di manipolazione e scoperta di sentimenti taciuti, che finisce per mettere in luce le somiglianze emotive e personali tra padre e figlia. La mela non cade mai troppo lontano dall’albero…
Sentimental Value non dà tregua, tra non detto e autoironia, travolge lo spettatore in questo turbinio di emozioni: gioia, rabbia e lacrime, per cogliere appieno lo spirito sopito di un dramma familiare e storia d’amore universale, tra sorelle e tra padre e figlie.

LE COSE NON DETTE
Le cose non dette, appunto quelle che il film di Gabriele Muccino prova a indagare; i silenzi che caratterizzano i rapporti di una famiglia che si riunisce dopo anni di distanza, portando a galla conflitti irrisolti, segreti nascosti e ferite mai rimarginate.
Muccino costruisce un dramma intimista dove i dialoghi carichi di tensione si alternano a momenti di dolorosa sincerità. Il regista romano conferma la sua capacità di raccontare le dinamiche familiari con uno sguardo attento alle sfumature emotive, anche se a tratti il film rischia di scivolare nel melodrammatico. Il cast, Stefano Accorsi, Miriam Leone, Claudio Santamaria e Carolina Crescentini – volti noti del cinema italiano – interpreta i propri ruoli in modo intenso, di personaggi complessi e contraddittori. Il limite principale del film è forse una certa prevedibilità narrativa: chi conosce il cinema di Muccino riconoscerà temi e dinamiche già esplorate in opere precedenti. Inoltre, alcuni sviluppi sembrano forzati, costruiti più per generare pathos che per una reale necessità drammaturgica. Nonostante tutto, Le cose non dette è un film onesto, che invita lo spettatore a riflettere sull’importanza della comunicazione e sul peso dei silenzi nelle relazioni affettive.

SIRAT
Ci sono film che vanno visti al cinema, dove solo la dimensione dello schermo e la potenza dell’impianto audio riescono a restituire l’esperienza che il regista ha immaginato. Sir?t, Premio della Giuria al 78° Festival di Cannes, è uno di questi: un road movie introspettivo, psicotropo e mistico che ci trascina, insieme a Luis (Sergi López) ed Esteban (Bruno Núñez Arjona), nel deserto marocchino tra camion, tempeste di sabbia, raver instancabili e musica tekno sparata al massimo volume.
Padre e figlio sono alla ricerca di Mar, scomparsa dopo essersi unita a un collettivo di raver. Oliver Laxe, dopo anni di lavoro ha ingaggiato un vero gruppo europeo di tekno traveller, riuscendo a filmare ben 32 ore di un’autentica festa nel deserto. Il risultato è un’opera in cui realtà e misticismo si fondono in un’esperienza trascendentale. La fotografia di Mauro Herce rende il Marocco corporeo: si percepisce la sabbia sulla pelle, il sudore, l’arsura, il disorientamento. Il film diventa un miraggio febbrile sotto l’effetto dell’LSD, dove la musica tekno scandisce un’escalation drammatica che culmina in esplosioni letterali. Laxe gioca con i suoi riferimenti: dal cinema di genere alla riflessione politica, fino alla ricerca sonora pura. Il titolo non è scelto a caso: nella religione islamica Al-Sir?t indica il ponte sopra l’Inferno che ogni musulmano attraversa dopo la morte nel Giorno del Giudizio – largo per i meritevoli, strettissimo per i peccatori. Questa ambivalenza pervade tutto il film: è insieme la retta via verso Dio e il cammino sopra l’abisso, un percorso di redenzione e di dannazione