Nel mese di settembre, pubblichiamo il sesto numero di “L’HAI NOTATO? – La rubrica che ti aggiorna su quali film sono in uscita e sul perché non dovresti lasciarteli scappare“
Gli articoli della rubrica usciranno con cadenza mensile, per presentarci tre titoli selezionati, che arriveranno presto sul grande schermo del nostro Cinema Odeon.
Quali film vedere prossimamente al cinema? Ecco le nostre idee per le proiezioni: Premi Oscar e titoli attesissimi, ma soprattutto sorprese inaspettate, film indipendenti e grandi autori che meritano un’attenzione particolare.
SPEZIE E BUGIE – LA PICCOLA CUCINA DI MEHDI
Esistere nello spazio intermedio tra la propria identità e le aspettative altrui è una condizione comune. È la riflessione al centro di Spezie e bugie – La piccola cucina di Mehdi, una commedia che si destreggia fra “tegami” e sentimenti. Rappresenta l’esordio al lungometraggio di Amine Adjina, che si interroga sulla Francia contemporanea attraverso la comunione tra la propria cultura e la passione per la cucina.
La trama segue le vicende di Mehdi, uno chef algerino diviso tra l’affetto per la madre Fatima e l’amore per la fidanzata francese Léa. Messo alle strette dalla richiesta di Léa di conoscere la sua famiglia, il ragazzo ingaggia l’esuberante Souhila per farle recitare il ruolo di Fatima. Questa bugia innesca una catena di equivoci che costringono il protagonista a riflettere su sé stesso e sul valore delle proprie radici.
La regia di Adjina usa un registro brillante per far affiorare verità sociali profonde, delicate e, in questo quadro, la gastronomia si trasforma in un potente linguaggio narrativo e sensoriale: per Mehdi la cucina è dapprima un luogo di fuga, ma presto si rivela una palestra della quotidianità., Nell’atmosfera vivace delle strade, dei bistrot e dei locali di Lione, si svolge una vicenda di crescita personale, che punta al cuore e alla capacità di dialogare.
NAZA
Un’inchiesta implacabile e struggente sui sistemi alla base dell’uccisione di massa di civili palestinesi a Gaza programmata da Israele, per denunciare la strage degli innocenti come cinico effetto collaterale.
Lo spettatore convinto di assistere a questa (implacabile e struggente) opera di documentazione deve sapere che non verrà a divertirsi in sala. Si troverà di fronte a una successione di immagini notturne, che riprendono le terrazze buie di Tel Aviv. Un flusso di immagini fisse, un’unica inquadratura in totale, sufficiente a raccogliere le testimonianze di 25 soldati dell’esercito ebreo e di tecnici dei servizi segreti israeliani. Il buio per la loro sicurezza, per renderli irriconoscibili, alterando anche le loro voci, protetti da eventuali ripercussioni. Non dunque una successione di immagini, ma un fiotto di parole che raccontano più una esperienza che una testimonianza.
Film di inchiesta che unisce giornalismo e cinema; un documentario nato dalla volontà di denuncia di varie testate del mondo tra cui il The Guardian che ha preso parte alla produzione.
NAZA denuncia che la morte di tanti bambini a Gaza è cinicamente considerato un effetto collaterale. Rimane però evidente la strategia del genocidio. E uccidere i bambini, in questa macabra “strage degli innocenti”, condotta con metodi artificialmente intelligenti, è volontà di recidere il futuro, recidere la speranza, recidere la rinascita che i bambini rappresentano.
Un progetto ideato e diretto da Yuval Abraham e Rachel Szor, gli stessi autori del documentario premio Oscar No Other Land in Concorso a Venezia 83.
SHEEP IN THE BOX
In un futuro prossimo, una coppia segnata dalla morte del figlio accetta di accogliere in casa un umanoide identico al bambino perduto, con la stessa voce, lo stesso volto, lo stesso sorriso. L’arrivo del robot, anziché favorire il rifiorire di una vita familiare interrotta, finisce però per riaprire vecchie ferite. Inoltre, lungi dall’essere soltanto una copia del figlio scomparso, il piccolo umanoide comincia a entrare in relazione con altri suoi simili, imparando poco alla volta che cosa significhi costruire dei legami.
Kore-eda torna in concorso e rilegge Pinocchio nell’era dell’IA, ponendosi la seguente questione: se l’umanoide, di fatto, non volesse diventare come noi? Se il suo destino non fosse imitare l’uomo, ma inaugurare una diversa forma di vita? È questa la vera sfida che il maestro giapponese pone in Sheep in the Box, affrontando temi molto alla moda, come l’IA e i suoi limiti, la nostra relazione con la tecnologia e la paura della sostituzione, con un approccio veramente alternativo. Il film sottrae la fantascienza alla spettacolarizzazione, riportandola nel luogo più semplice e “koreediano” possibile, la casa. A interessare il regista è ancora una volta la famiglia come costruzione fragile, negoziata, non garantita dal sangue né dalla legge.
Un film che brilla per la consueta eleganza formale del regista e per la delicatezza delle interpretazioni. Solleva interrogativi filosofici importanti sul senso dell’umanità senza mai diventare un banale blockbuster tecnologico.


