Ci vuole una barriera contro: contro la corruzione, le collusioni, il lassismo, il menefreghismo, contro le ingiustizie, contro l’ignoranza, la superficialità, contro il revisionismo storico

L’hai notato? Il silenzio degli altri – Il regno di Kensuke – Il prigioniero

Nel mese di giugno eccoci al quinto numero di “L’HAI NOTATO? – La rubrica che ti aggiorna su quali film sono in uscita e sul perchè non dovresti lasciarteli scappare

Gli articoli della rubrica usciranno con cadenza mensile, per presentarci tre titoli selezionati, che sono in uscita o di uscita recente sul grande schermo.
Quali film vedere prossimamente al cinema? Ecco le nostre idee per le proiezioni: Premi Oscar e titoli attesissimi, ma soprattutto sorprese inaspettate, film indipendenti e grandi autori che meritano un’attenzione particolare.

IL SILENZIO DEGLI ALTRI
Angela è una donna sorda che aspetta una bambina dal suo compagno Héctor, che invece ci sente. L’arrivo della bambina mette in crisi la coppia, costringendola ad affrontare le sfide di crescere la figlia in un mondo pensato per chi sente. Quanto inclusiva è la nostra società? Quanto siamo veramente preparati ad accogliere, capire, incontrare chi ha abilità diverse dalle nostre?
A tutte queste domande il film non risponde, o meglio, forse lo fa indirettamente, mettendoci dentro all’esperienza di una madre sorda. Con tutta la frustrazione, la paura e la determinazione che ne derivano.
È un film sulla diversità come punto di partenza per parlare di genitorialità e autonomia, comunicazione e identità. Non solo tra sordi e udenti. E ci fa riflettere su quanto sia difficile farsi capire quando l’altro parla una “lingua” diversa, letteralmente e metaforicamente.
Intenso e umano, evita il pietismo. Racconta la relazione di coppia, il rapporto con la famiglia d’origine, il conflitto tra il desiderio di indipendenza di Angela e le preoccupazioni di Héctor.
La regista, sorda lei stessa, usa il suono in modo intelligente: a volte sparisce del tutto, a volte diventa ovattato, per farti sentire cosa significa vivere nel silenzio.
Non è un film leggero e lascia una riflessione forte su quanto spesso noi “udenti” non sappiamo ascoltare.

IL REGNO DI KENSUKE
Il Regno di Kensuke è un film d’animazione di Neil Boyle e Kirk Hendry basato sul romanzo best seller per bambini del 1999 dello scrittore inglese Michael Morpurgo e adattato per il grande schermo da Frank Cottrell-Boyce.
Eroe della storia è l’undicenne Michael, naufragato su un’isola remota con il suo cane Stella, deve adattarsi alla vita selvaggia senza la sua famiglia. L’isola non è deserta e, trascorso un po’ di tempo, incontra il riluttante Kensuke, un anziano e misterioso soldato giapponese che vive segretamente sull’isola fin dalla Seconda Guerra Mondiale. Tra diffidenza e cura reciproca nasce un’amicizia speciale che cambierà entrambi.
Parlando delle tematiche del film, Neil Boyle ha dichiarato: “Uno dei messaggi fondamentali di Michael Morpurgo, a cui abbiamo assolutamente tenuto fede nel film, è quanto sia importante prendersi cura dell’ambiente ed esserne rispettosi. Il percorso di Michael nel film va dall’essere un ragazzino di città che non ha alcun legame con l’ambiente, per poi trasformarsi e capire come funziona l’ambiente e perché ha bisogno di essere protetto. E il suo ruolo in tutto questo è uno di quei messaggi chiave che vogliamo davvero trasmettere. E sarebbe bello se magari un giovane che guarda questo film fosse ispirato a documentarsi un po’ di più su ciò che sta accadendo nel mondo e su ciò che sta accadendo all’ambiente e su cosa si può fare per aiutarlo”.
Il film è stato completamente realizzato con le tecniche di animazione tradizionali: fatto interamente a mano in 2D. Il tratto è morbido, i colori ricordano l’acquerello. Questo ha permesso di conferire “alle cose una qualità fiabesca che il live action non ha. Ti fa sospendere rapidamente l’incredulità, così vieni immediatamente trascinato nella storia, ed è questo il grande potere dell’animazione” (Neil Boyle)
Il film ribalta il cliché del “ragazzo salvato dall’adulto” ed è il più giovane che diventa una figura fondamentale, educativa e terapeutica anche per il più grande.
Parla di guerra, lutto, rapporto con la natura ma senza essere pesante.
Sembra un incrocio tra Robinson Crusoe e Il mio vicino Totoro: un’avventura di sopravvivenza insieme al rispetto profondo per la natura e gli animali, qui rappresentati dagli oranghi con cui Kensuke vive in armonia. Il messaggio ecologico è presente ma mai didascalico.
“Stupefacente e gioioso” Sight and Sound
“Affascinante e coinvolgente” The Guardian
“Avventura, amicizia e rispetto per la natura” Time out

IL PRIGIONIERO
Esiste una storia che nessuno ha mai raccontato. È quella di Miguel de Cervantes, l’autore di Don Chisciotte, prigioniero ad Algeri. 
Anno 1575. Il giovane soldato Miguel de Cervantes sta tornando in Spagna dopo essere rimasto ferito in uno scontro navale, ma viene catturato in mare aperto dai corsari algerini. Consapevole della morte crudele che lo attende ad Algeri se il suo riscatto non verrà pagato al più presto, Miguel trova rifugio nella sua passione per la narrazione. Le storie affascinanti che racconta ridanno speranza anche ai compagni di prigionia e attirano l’attenzione di Hasán, il misterioso e temuto governatore di Algeri, con il quale Miguel inizia a sviluppare una strana affinità. Ma Cervantes non smette di inseguire la libertà e prepara con ostinazione la fuga.
Miguel de Cervantes (Julio Peña) è il fulcro emotivo e narrativo del film Il prigioniero, diretto da Alejandro Amenábar. Non è ancora l’autore che cambierà la storia della letteratura, ma è già un uomo spinto dal bisogno di dare senso al caos. In cella non si limita a sopravvivere: trasforma la prigionia in un laboratorio di invenzione.
Il film Il prigioniero (in originale El cautivo), non è solo un racconto storico. È un racconto profondamente umano, una riflessione sulla forza della narrazione e sull’arte come atto di ribellione. Sull’efficacia delle parole contro la violenza del potere.
Amenábar parte da una domanda chiave: “perché raccontiamo storie?” Raccontare, per Cervantes, è un gesto di resistenza. Le storie che inventa non sono evasione fine a se stessa: sono uno spazio mentale in cui la libertà può ancora esistere.
La prigione diventa metafora: delle gabbie fisiche, politiche, ma anche interiori. La scrittura è il mezzo per smascherare le finzioni del potere e costruire nuove verità. In questo senso, il film dialoga direttamente con Don Chisciotte: anche lì, il protagonista rifiuta il mondo così com’è, per inseguirne uno immaginato. Ma se Don Chisciotte è un cavaliere che rincorre l’impossibile, Il prigioniero mostra l’uomo che, nella sofferenza, capisce che la realtà può essere piegata, almeno nel racconto.

fonti: cinematografo.it / mymovies.it / filmtv.it / comingsoon.it/