Nel mese di maggio eccoci al quarto numero di “L’HAI NOTATO? – La rubrica che ti aggiorna su quali film sono in uscita e sul perchè non dovresti lasciarteli scappare“
Gli articoli della rubrica usciranno con cadenza mensile, per presentarci tre titoli selezionati, che sono in uscita o di uscita recente sul grande schermo.
Quali film vedere prossimamente al cinema? Ecco le nostre idee per le proiezioni: Premi Oscar e titoli attesissimi, ma soprattutto sorprese inaspettate, film indipendenti e grandi autori che meritano un’attenzione particolare.
ANTARTICA – QUASI UNA FIABA
Antartica è un film indipendente israeliano del 2020 diretto da Yair Hochner, un regista noto per il suo cinema intimo e spesso legato ai temi LGBTQ+. Una piccola comunità di scienziati, irraggiungibile per otto mesi l’anno, guarda al futuro della specie umana, cercando cose che ancora non capisce. Non conosce. Non sa.
È un film originale e profondo e la critica ne elogia il cast, l’ambientazione unica per il cinema italiano e la capacità di unire ricerca scientifica, dramma umano e sfumature fiabesche.
La pellicola, inoltre, va premiata perché affronta una tematica delicata, raramente trattata sul grande schermo: il fatto che l’Italia non sostenga adeguatamente, a livello economico, la ricerca scientifica, nonostante l’impegno di chi lavora per migliorare le condizioni di vita dell’essere umano sulla Terra.
Ambientato in una base isolata in Antartide, esplora conflitti etici e relazionali e quella che inizialmente appare come una vicenda scientifica ambientata nella “città del ghiaccio” si rivela una storia profondamente drammatica e toccante.
Antartica – Quasi una fiaba espone con efficacia la tensione tra il desiderio di progresso scientifico e le implicazioni etiche che ogni scoperta porta con sé, ma mostra anche la fragilità umana che si nasconde dietro il rigore della ricerca.
Yair Hochner costruisce una storia che sembra semplice — due uomini, un incontro, un viaggio — ma che in realtà scava sotto la superficie, dove le parole spesso non arrivano.
La regia è essenziale. I paesaggi aperti, aridi, sembrano riflettere l’interno dei personaggi: un vuoto che non è solo assenza, ma anche possibilità. È un film che respira lentamente, e ti costringe a rallentare con lui, permettendo allo spettatore di entrare gradualmente nella narrazione e di assorbirne il tono sospeso e riflessivo.
Non cerca di piacere a tutti — e forse è proprio per questo che riesce a colpire così a fondo.
LA PIÙ PICCOLA
Fatima, una ragazza di 17 anni, ama il calcio, le donne e Dio. Tra banlieue, fede e desiderio, cerca sé stessa, affrontando contraddizioni senza mai smettere di sperare.
La storia ruota attorno a una protagonista fragile solo in apparenza, “la più piccola” non tanto per età quanto per ruolo, posizione, voce nel mondo. È proprio da questa marginalità che il film costruisce la sua forza: uno sguardo intimo, quasi silenzioso, sulle dinamiche familiari (o sociali) in cui spesso chi parla meno osserva di più.
Più che una trama piena di eventi, è un viaggio interiore e il cuore della storia è proprio il conflitto di Fatima che cerca un modo per conciliare amore, fede e libertà senza rinnegare nessuna di queste parti.
Un film di rara sensibilità, intimo che parla piano ma dice cose importanti.
Uno dei punti più riusciti è proprio l’interpretazione: lo sguardo, i piccoli gesti, i non detti valgono più dei dialoghi. È un film che comunica molto attraverso ciò che evita di spiegare. Si può definire una storia di crescita molto intima, in cui la vera “azione” è tutta dentro la protagonista.
MOTHER MARY
Mother Mary è un film visivamente bellissimo e potente, intenso e pieno di emozioni, con interpretazioni davvero forti, soprattutto di Anne Hathaway, Mother Mary, un’icona pop di fama mondiale in crisi. Sfugge alle etichette tradizionali, muovendosi tra dramma psicologico e riflessione quasi spirituale sulla fama, l’identità e il peso dell’immagine pubblica.
Più che raccontare una storia, crea un’atmosfera simbolica e vuole far sentire emozioni forti e disagio: la regia punta molto sull’atmosfera, con una narrazione lenta ma carica di tensione emotiva e ti lascia sensazioni addosso più che risposte.
La pellicola costruisce un ritratto intenso e a tratti disturbante della protagonista, una figura enigmatica che sembra vivere sospesa tra ciò che è e ciò che gli altri vedono in lei, magnetica, fragile e intensa allo stesso tempo.
Non è un film che cerca di intrattenere nel senso classico, ma piuttosto di coinvolgere lo spettatore in un’esperienza sensoriale e introspettiva. Non è una visione facile né immediata: “Mother Mary” richiede attenzione e una certa disponibilità a lasciarsi trasportare da ritmi non convenzionali. Tuttavia, proprio questa sua natura lo rende un’opera interessante, capace di restare nella mente anche dopo la fine.
In definitiva, è un film che divide: c’è chi lo troverà affascinante e profondo e chi invece lo percepirà come troppo criptico. Ma proprio in questa ambiguità risiede il suo valore più autentico.



fonti: cinematografo.it / recencinema.it / mymovies.it /
Conosci l’autrice…
Tullia Masinari: quando avevo otto anni disegnavo soli blu con lunghi raggi. Poi ho continuato a disegnare all’Istituto Europeo di Design di Milano dove ho scoperto la magia delle tecniche pittoriche e decido di fare l’illustratrice di libri per bambini. Realizzo cartoni animati per il programma l’ALBERO AZZURRO (RAI1) e pubblico con le più grandi case editrici italiane di editoria scolastica. Nel 2012 inizia una lunga avventura in ambito educativo e pedagogico che mi porta a diplomarmi come counselor relazionale ad approccio maieutico e come formatrice del metodo Litigare bene del pedagogista Daniele Novara. Sono servitrice del “Gioco del dipingere” di Arno Stern per bambini dai 3 ai 100 anni. Sempre in viaggio.