Ladri di biciclette

Recentemente è stata indetta dal vice-sindaco, nonché assessore con delega alla sicurezza ed alla polizia locale Andrea Ceffa, una conferenza stampa per illustrare «due brillanti azioni ad opera delle forze di sicurezza vigevanesi»: uno sventato furto di bicicletta con annessa denuncia  ai malfattori e lo sgombero di un appartamento in via S. Giovanni, in cui risiedevano due romeni “ospiti” di una famiglia di egiziani irreperibile.

Nella descrizione del primo reato Ceffa ha colto la palla al balzo per rispondere via stampa alle critiche avanzate dai consiglieri di Civiltà Vigevanese, riguardanti il praticamente nullo impegno della Giunta verso la criminalità organizzata, «la polizia locale non può occuparsi di quello – ha affermato il vice-sindaco riferendosi alle mafie – e trovo ridicolo che ci piovano accuse, come quelle recenti di Civiltà Vigevanese, dove affermano che ci interessiamo più agli immigrati che ai grandi boss mafiosi. I furti di bicicletta, per esempio, ci interessano molto come amministrazione, dato che sono fastidiosi per i nostri cittadini e recano ad essi grandi problemi», su quest’ultimo punto nulla da obiettare, ci mancherebbe. Nessuno ha mai puntato il dito contro chi tenta di evitare la microcriminalità, il problema si pone quando però essa viene presa eccessivamente come baluardo di continua propaganda per tirare acqua al proprio mulino, rendendo più minaccioso il ladrocinio della presenza, ad esempio, di un latitante in città. E poi, siamo proprio sicuri che l’amministrazione ha le mani totalmente legate? Noi non crediamo. Forse, come vengono fatti e giustamente, controlli rigidi durante la richiesta di residenza dei signori immigrati, così si potrebbe fare anche per l’uomo o la donna eleganti dai cognomi italianissimi. Oppure almeno far trasparire, anche a scopo di auto-promozione perché no, che il nostro Comune è contro tutte le mafie fosse anche solo (per ora) sulla carta. Fatto che non è avvenuto purtroppo anche se proprio in questi mesi è attiva  la campagna di Libera ed Avviso Pubblico per raccogliere firme di sostegno da inviare al Presidente Napolitano, affinché Governo e Parlamento ratifichino e diano concreta attuazione alle convenzioni internazionali e alle direttive comunitarie in materia di lotta alla corruzione nonché alle norme, introdotte con la legge Finanziaria del 2007, per la confisca e l’uso sociale dei beni sottratti ai corrotti.

Corruzione e Mafia non sono la stessa cosa ma spesso girano a braccetto, inoltre si sarebbero potute appoggiare due associazioni che di lotta alla criminalità organizzata se ne intendono. Invece ciò non è stato possibile perché il nostro Consiglio comunale è stato in grado, unico in tutta Italia, a rendere l’appello anti-corrotti impresentabile: è stata infatti approvata una versione stravolta che ha perso del contenuto di base, con l’aggiunta tra l’altro di una misura (inutile) in onore del Ministro Maroni e addirittura un’acclamazione pro Berlusconi ed Alfano. Un pasticciaccio che ha reso Vigevano ridicola di fronte agli esponenti dell’associazione di Don Luigi Ciotti, i quali hanno trovato l’atteggiamento della nostra amministrazione «poco rispettoso del lavoro fatto da una rete di comuni come Avviso Pubblico, in cui tante brave persone si spendono per la loro comunità e soprattutto non spendono inutilmente denaro pubblico».

Invece di sentirsi offesi perché viene fatto notare che vi è uno sbilanciamento di impegno sulla sicurezza verso reati certo irritanti ma non unici, sarebbe meglio unire le forze per evitare qualunque ombra di crimine ben più fastidioso del furto di una bicicletta.

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