Là fuori c’è il mondo, qualcuno avvisi la politica italiana

La Libia è in fiamme, il Giappone esce a fatica da un terremoto epocale, migliaia di immigrati si spiaggiano sulle nostre coste. Ma la nostra classe politica ha altro a cui pensare: c’è l’ennesima legge sul processo breve. Tra chi grida «vaffa» e chi lancia giornali si scrive insomma un’altra puntata dell’ultra-decennale referendum su Berlusconi. La politica italiana è ormai la brutta copia della casa del Grande Fratello.

Cascasse il mondo la politica italiana pensa ai fatti Suoi. Suoi del Presidente del Consiglio, naturalmente, e suoi propri della classe politica intera, arroccata ormai nelle camere parlamentari ridotte a brutta copia – sì, brutta copia – della Casa del Grande Fratello. Ai nostri lettori più attenti sarà chiaro, ormai, che non siamo antipolitici: non ci interessa la denuncia facile della “Casta”; non siamo convinti che «siano tutti uguali»; non ci piace il gossip o il pettegolezzo che svaluta il lavoro più nobile che c’è in democrazia, cioè fare le leggi. Anzi, della Politica siamo innamorati, ci piace raccontarla e farcela raccontare. Non è però colpa nostra se, mentre il Mediterraneo cambia faccia, mentre c’è una guerra che si combatte ai nostri confini e divide i nostri alleati da un nostro ex-alleato, mentre in Giappone c’è stato il finimondo, mentre migliaia di disperati si spiaggiano sulle nostre coste, mentre la crisi economica continua a mordere, il Parlamento italiano è stretto dal solito referendum: con Berlusconi o contro di lui? In Parlamento (magari a prendere a giornalate il Presidente della Camera) o sull’Aventino?

La cronaca di queste ore convulse la potete leggere su tutti i giornali, e vedrete che assomiglieranno alla brutta copia – ancora una volta sì, la brutta copia – del blob che ci avvolge da anni, e con gli anni peggiora. Tanto che ormai l’unico senso della realtà – si fa per dire, naturalmente – che varca la soglia dei Palazzi è quello rappresentato dalla Lega Nord che sintetizza la sua posizione sugli sbarchi a Lampedusa con il «fuori dalle balle» proferito da Umberto Bossi. Aver consentito a qualche battutaccia da bar di diventare rappresentazione dell’ormai mitologico “paese reale” è solo una delle tante colpe di questi anni, e di questa classe politica.
Continueremo a raccontare – coi nostri mezzi, le nostre idee, i nostri errori – l’Italia che c’è. Quell’Italia che il Grande Fratello magari lo guarda anche, in tv, ma non pensava di trovarselo al governo e in Parlamento.

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