“Il Rumore della memoria. Le Rose di Ravensbrück: storie di deportate italiane”

«Salvate prima donne e bambini!», assicurazione che, pare, qualcuno abbia dimenticato nel recente disastro della nave Concordia. Affermazione che i nazisti hanno interpretato a modo loro, ribaltandone il significato. Un vizio ricorrente dei nazionalisti tedeschi degli anni quaranta del secolo scorso. Anche il loro principale simbolo, la svastica, è frutto, ad esempio, di un rovesciamento di significato: da augurale e solare per le i nativi americani, a emblema del male sulla bandiera nazista. Tornando all’asserzione suddetta, il campo di concentramento di Ravensbrück è esempio del capovolgimento di senso di cui si parlava. A differenza della maggioranza dei campi nazisti, Ravensbrück era destinato a donne e bambini. Rispetto ad Auschwitz o Birkenau, questo centro dell’orrore è rimasto piuttosto sconosciuto ai più. Nei giorni in cui si ricorda il dolore arrecato dalla pazzia umana all’umanità stessa, a Vigevano si vuole rimediare a questa lacuna nella memoria collettiva. Il 26 gennaio alle ore 21, presso il ridotto del teatro Cagnoni, prenderà il via la rassegna, organizzata dallassessorato alla valorizzazione culturale e dallassessorato alle politiche giovanili, per ricordare la tragedia della Shoah, una delle più incomprensibili atrocità messe in atto nella storia contemporanea. Al ridotto la serata è infatti dedicata alla storia delle deportate italiane a Ravensbrück. La serata, dal titoloIl Rumore della memoria. Le Rose di Ravensbrück: storie di deportate italiane,sarà condotta da Maria Antonietta Arrigoni, ricercatrice per conto del Dipartimento di Storia dell’Università di Torino. Verrà proiettato un film-documento dove si racconta la storia  e il destino di molte donne italiane deportate. Un insieme di ricordi tratti dalle testimonianze delle sopravvissute: parole che descrivono la deportazione, l´arrivo nel Lager, le umiliazioni quotidiane, i lavori forzati, la convivenza tra prigionieri, la malattia  e la morte e il regime di terrore allinterno diun mondo fuori dal mondo.Le Rose di Ravensbrückè un progetto di Ambra Laurenzi, fotografa e docente di Progettazione  e Linguaggio Fotografico presso lIstituto Europeo di Designdi Roma, nonché figlia e nipote di due deportate politiche italiane.

Attraverso le parole delle ex-deportate, con voci narranti di donne di oggi, e le immagini realizzate dall’autrice, affiancate a fotografie storiche, si ripercorrono le tappe della deportazione ricomponendo in un affresco corale i tratti di una tragedia epocale.

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