Il Pifferaio di VIGLEVANUM

C’era una volta, ma non troppo tempo fa in realtà, una piccola cittadina i cui abitanti erano spesso  incupiti a causa del grigiore che penetrava le ossa ed invadeva le strade, soprattutto i cittadini più giovani risentivano di questa plumbea situazione: pochi divertimenti e ripetitivi alla lunga afflosciarono i sorrisi.

Un insolita notte serena però, un eccentrico gruppo di sconosciuti cosparse per la città migliaia di allegri manifesti, la cui immagine riportata era quella di uno strambo pifferaio, capellone e barbuto  con due vispi e giovani occhietti che emanavano furbizia e gioia di vivere.

La curiosità attanagliava le menti degli abitanti della grigia città: il panettiere chiedeva al giornalaio se ne sapesse qualcosa, il giornalaio disinformato chiedeva al postino, il postino al vigile, il vigile al sindaco. Niente, nessuno sapeva niente.

Pochi giorni successivi all’apparizione degli affissi, si espanse per le vie di tutta la città una melodia nuova, mai sentita prima: moderna ed antica, rilassante e scatenante. I cittadini non potereno che rimanere positivamente abbacinati dalle note che sfioravano i loro timpani e solleticavano i loro cuori. Finestre furono spalancate, porte aperte, persone di tutte le età si riversarono per i viali dell’urbe a ballare irrefrenabilmente: il pifferaio capellone e barbuto con la sua gioconda cricca era giunto nella plumbea città di Viglevanum.

Da quel giorno un rinnovato sole illuminò, una straordinaria gioia si instaurò ed i sorrisi riapparvero sui visi di giovani, adulti ed anziani.

Simone Satta

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