Alla scoperta della nuova palestra delle scuole medie Besozzi: quel luminoso capannone

Ampia e luminosa per l’attività scolastica, ma inutilizzabile per lo sport agonistico: mancano gli spazi per riporre i canestri (che non ci sono), piccola per il campionato di pallamano, bassa per la pallavolo. La ciliegina sulla torta è la tribunetta esterna: inutile.

Il nuovo quartiere di viale dei Mille, con le sue belle casette a schiera e condomini pittati con colori allegri, sorto grazie al Piano regolatore regalatoci dal signor Giargiana, oltre a contribuire a riempire di cemento l’ennesima fetta di verde cittadino ci ha portato in eredità anche la nuova scuola media Besozzi. Un edificio che, per ora, non siamo in grado di giudicare se edificato a regola d’arte. La ditta costruttrice (Artedil) l’ha regalata alla città, in cambio di parte degli oneri di urbanizzazione, consegnandoci così un manufatto di cui forse se ne sentiva la necessità. Negli accordi Amministrazione-costruttori, però, non era stata messa in conto la palestra. E una scuola nuova di zecca non può certo offrire un servizio dimezzato. Così il Comune ha messo mano al portafoglio (oltre un milione di euro) e ci ha pensato in proprio, affidando la progettazione all’ufficio tecnico comunale. Ora quello splendido parallelepipedo, già usufruibile da alcuni mesi, è lì a far bella mostra di sé, orgoglio della città e degli studenti che giornalmente ne calpestano il pavimento.

Ma… non tutto è oro ciò che luccica. Anche se non pretendiamo la perfezione, la città ha il diritto (dettato dai soldi spesi) di pretendere il massimo da un simile impianto. Iniziamo dai pregi, che ci sono, state tranquilli. Innanzitutto è spaziosa e sufficientemente luminosa. Non ha eguali in città, fatto salvo il Palalibertà e la palestra della media Robecchi. Due classi riescono a far lezione abbastanza comodamente. Magari con piccoli sacrifici ma, tutto sommato, la convivenza è accettabile. Certo, sarebbe bastato prevedere una parete divisoria, di quelle che salgono e scendono, come ne abbiamo viste in tanti altri impianti, e anche questo inconveniente sarebbe stato evitato. In secondo luogo le pareti sono rivestite da uno speciale materiale fono assorbente che evita quel fastidiosissimo eco che si avverte in molte vecchie palestre, specialmente quando vengono usati diversi palloni contemporaneamente. Lo abbiamo sperimentato personalmente: si può tranquillamente conversare mentre una decina di ragazzi palleggiano furiosamente in lungo e in largo. In terzo luogo il tetto. È piatto e predisposto per accogliere un campo di calcetto. Bravi, spazio recuperato per un’altra attività sportiva. Peccato che attualmente non sia utilizzabile. Nessun pericolo, per carità. Il parapetto è più che sicuro, ci mancherebbe. Purtroppo mancano le reti, che dovrebbero impedire al pallone di finire costantemente nel cortile della caserma dei Carabinieri, e il pavimento sintetico. Per ora, quindi, è lì desolatamente vuoto e inutilizzabile.

Quarto… Accidenti a dire il vero non riusciamo a scovare altri pregi. Possibile? I soliti che non si accontentano mai, potrete pensare. Sarà anche vero, ma abbiamo provato a toccare con mano le pecche di questo nuovissimo gioiello dell’architettura sportiva cittadina. Partiamo con le dimensioni interne: 40 metri di lunghezza per 23 di larghezza. Ottimo per allenamenti, attività scolastica e gare giovanili. Provate a disputarci un campionato, magari di pallamano. Non si può fare: troppo piccolo, di pochi miseri metri ma insufficiente. Idem per quanto riguarda l’altezza. Per un campionato di pallavolo è quasi al limite. Accidenti a noi, i soliti incontentabili. Parliamo di basket? Meglio lasciar perdere. Per ora non esistono ombre di canestri e il problema non sarà facilmente risolvibile. Da un lato si potrebbe agganciare alla parete, da quello opposto no. Come no? Certo che non è possibile. Immediatamente alle spalle di questo lato si trova una tribunetta quindi… Non si può farlo scendere dal soffitto? Sono migliaia le strutture sportive che adottano questa soluzione. Non questa di Vigevano. Per come è stato concepito il soffitto non è possibile. Proviamo con i canestri a fisarmonica. Avete presente quelli che si alzano e si abbassano? Già, ma quando non si utilizzano dove li mettiamo? Non è stato previsto uno spazio apposito. Andrebbero lasciati in qualche angolo a discapito della sicurezza di studenti e atleti. Continuiamo? Ma sì andiamo avanti. Capitolo pavimento. Per ora manca il manto sintetico. Si gioca sul cemento. Deve passare almeno un anno così da permettergli di stabilizzarsi. Vero niente, ribattono alcuni esperti del Coni. Non serve più. Con i moderni materiali sintetici questo inconveniente è superabile. Nel frattempo, però, sono stati spesi alcune migliaia di euro per tracciare i vari campi (pallamano, basket, pallavolo, calcetto, badminton). Non è finita. All’atto della progettazione, pur avendo a disposizione molto spazio, non è stato previsto nessun magazzino dove riporre gli attrezzi. È stato costruito a posteriori, espressamente richiesto dagli insegnanti di educazione fisica. Spogliatoi: comunicano direttamente con l’esterno e quando si è in palestra non è possibile controllare chi entra, lasciandoli facile preda di chiunque voglia visitarli.

La ciliegina sulla torta, come da copione, l’abbiamo lasciata alla fine. La tribunetta interna non è direttamente collegata alla scuola. Per raggiungerla gli studenti devono farsi una bella passeggiata all’esterno. Esiste, infine, anche una piccola tribuna esterna. Nelle intenzioni delle menti eccelse dei progettisti dovrebbe servire per attività ludiche (?) e per seguire le varie partite godendosi anche aria pulita, fresca e il bel sole primaverile. Peccato che standoci seduti la vista verso l’interno non è certo delle migliori e i campionati solitamente iniziano in autunno e terminano in primavera. Chi segue le partite di calcio sa quanto freddo si patisce alle nostre latitudini in quei mesi. Evidentemente si pensava di “esportare” l’impianto ai Caraibi.

Questa è la nuova e splendida palestra del Besozzi, gioiello dell’architettura del fai da te. Una domanda è d’obbligo: non era il caso di affidarsi a qualche esperto? Oppure chiedere umilmente aiuto al Coni o a chi giornalmente usufruisce di tali strutture? Evidentemente per qualcuno costruire capannoni industriali o palestre non fa nessuna differenza:?sono o no entrambi contenitori con un pavimento e un soffitto? E allora cosa state tanto a cianciare.

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