Ci vuole una barriera contro: contro la corruzione, le collusioni, il lassismo, il menefreghismo, contro le ingiustizie, contro l’ignoranza, la superficialità, contro il revisionismo storico

TUTTO L’AMORE CHE SERVE 18 Settembre – un film dritto e sensibile sulla maternità e sulla cura, tanto attraversato dal dolore quanto pieno di speranza

Non disponiamo di servizio di prevendita: i biglietti possono essere acquistati a partire da mezzora prima dello spettacolo. 

È un rapporto quasi simbiotico quello tra Mona, combattiva madre single, e suo figlio Joel, un ragazzo con disabilità cognitiva altrettanto risoluto. Joel lavora in un centro specializzato ed è perdutamente innamorato della sua collega Oceane, anche lei una ragazza con disabilità. Quando Mona, che nulla sapeva della relazione tra i due, scopre che Oceane è incinta, le sue certezze e il suo mondo iniziano a vacillare. La donna dovrà mettere in discussione la propria vita, le proprie scelte e le proprie prospettive per riconnettersi col figlio e ritrovare la forza di amare, anche se stessa.

Laure Calamy è sempre stupefacente nel calarsi in questi ruoli di donne ai margini della piccola borghesia: lo smalto scolorito sulle unghie, il passo irrequieto sulle zeppe, il vizio del fumo, la consuetudine a un mondo – quello della disabilità – che le era precluso e a cui si è dovuta avvicinare per sopravvivenza sono dettagli che le permettono di cesellare un ritratto preciso e appassionato, lontano dalla retorica e dall’enfasi. Urla spesso, Calamy, in Tutto l’amore che serve, e lo fa senza enfasi gratuita (il litigio nel ristorantino sul mare) ma l’isteria è mitigata dall’empatia e il risultato è puntuale, complice anche la chimica con Charles Peccia Galletto, mai compiaciuto nel descrivere un ragazzo “lento” senza ricorrere a trucchetti. E il film segue questa coppia, si attaglia ai loro bisogni, con una regia intelligente nel mettersi un passo indietro e nell’aprire spiragli di complessità tanto in Mona (il desiderio sessuale, la naturalezza con cui prende in braccio la figlia dell’ex per cui è un’estranea, il silenzioso riconoscimento nell’esperienza della futura consuocera) quanto in Joël (la fuga alla parata, gli sguardi con il poliziotto comprensivo, la tensione poetica). Un film dritto e sensibile, melodrammatico ancorché pieno di speranza.