Pansy, una casalinga schiacciata dalle sue paure e in conflitto costante con il marito e il figlio, si rinchiude sempre più in sé stessa. Sarà il confronto con la sorella Chantelle, più solare e indipendente, a riaprire vecchie ferite, ma anche a offrirle una possibilità di rinascita.
Regia: Mike Leigh
Attori: Marianne Jean-Baptiste, Michele Austin, David Webber, Tuwaine Barrett, Ani Nelson, Sophia Brown, Jonathan Livingstone
Sceneggiatura: Mike Leigh
Scenografia: Suzie Davies
Durata: 97
Paese: Gran Bretagna, USA, Francia
Genere: DRAMMATICO
Produzione: GEORGINA LOWE
Distribuzione: LUCKY RED
Il punto è tutto nel titolo, nel provare a confrontarsi con le cose che non accettiamo perché dolorose o sgradevoli. Non è un caso che il film inizi sì con una scena enigmatica (e ciclica) ma subito interrotta da un urlo che squarcia un sonno diurno, in una stanza che la protagonista vorrebbe tenere tutta per sé invano, non fosse che i raggi di sole si infiltrano tra le veneziane e che il marito, russando, impedisce la quiete notturna. È il primo dei tanti urli di Pansy, una casalinga infelice – e, si sa, ognuno è infelice a modo suo – e costantemente sul piede di guerre, divorata dall’ansia e dalla paura, spaventata da un mondo che ha imparato a recepire come incontrollabile: i germi da abbattere con pulizie ossessive, la gente con cui litigare a prescindere per un parcheggio o per una visita medica, gli animali che siano insetti o volpi poco cambia, i fiori da maneggiare senza toccarne i pericolosi gambi. L’hard truth è evidente e noi non possiamo farci niente: Pansy è depressa e nessuno ha il coraggio di dirglielo – o ridirglielo – e, alla fine, il collasso emotivo è tale che l’urlo non è mai liberatorio ma punitivo, il conflitto distrugge anziché costruire, il trauma ultimo scorso è solo il sintomo. E non bastano più un abbraccio, un’attenzione, una domanda per una catarsi ormai forse impossibile.
