Ci vuole una barriera contro: contro la corruzione, le collusioni, il lassismo, il menefreghismo, contro le ingiustizie, contro l’ignoranza, la superficialità, contro il revisionismo storico

QUEER 26 Giugno – La possibilità di un amore che non sa farsi cura

Non disponiamo di servizio di prevendita: i biglietti possono essere acquistati a partire da mezzora prima dello spettacolo. 

È il 1950. William Lee è un americano sulla soglia dei quaranta espatriato a Città del Messico. Passa le sue giornate quasi del tutto da solo, se si escludono le poche relazioni con gli altri membri della piccola comunità americana. L’incontro con Eugene Allerton, un giovane studente appena arrivato in città, lo illude per la prima volta della possibilità di stabilire finalmente una connessione intima con qualcuno.

All’origine c’è il romanzo omonimo (in Italia fu tradotto con il titolo Checca, oggi espunto in favore di quello originale) che William Burroughs scrisse tra il 1951 e il 1953, come estensione del precedente Junky (da noi noto anche come La scimmia sulla schiena), poi giudicato troppo breve e poco interessante per la pubblicazione. Guadagnino lo lesse a diciassette anni e decise che prima o poi ne avrebbe fatto un film: ci è riuscito a cinquantatré, forte di un credito internazionale che l’ha reso tra i nostri massimi autori (la consacrazione di Chiamami col tuo nome, il successo di Challengers, il lavoro da produttore non solo dei suoi film come Enea di Pietro Castellitto e Diciannove di Giovanni Tortorici) e gli ha garantito un budget enorme (più di 50 milioni di euro). Ed è lui stesso ad ammettere che, nel consegnare Queer al grande schermo, ha voluto essere fedele al giovane che era, con la curiosità quasi infantile nei confronti di un mondo perduto e una generosa disponibilità a riflettersi nelle altrui disperazioni. Una prospettiva che gli permette di leggere il romanzo – ambientato nei primi anni Cinquanta prima a Città del Messico, poi in alcuni paesi sudamericani e infine di nuovo nella capitale messicana – attraverso il prisma romantico più che su quello dello spaesamento alcolico – d’altronde uno dei locali frequentati non si chiama A nuestros amores, traduzione spagnola che rivendica l’imperitura germinazione dal film di Maurice Pialat? – interpretando la storia nei termini di un melodramma erotico, dunque lisergico, alla fine nostalgico sul rapporto tra l’expat cinquantenne William Lee e il giovane ex militare Eugene Allerton.