Ci vuole una barriera contro: contro la corruzione, le collusioni, il lassismo, il menefreghismo, contro le ingiustizie, contro l’ignoranza, la superficialità, contro il revisionismo storico

PICCOLE COSE COME QUESTE 6 e 7 Febbraio – Un film rispettoso, fatto di luci e ombre, memoria e colpa

Non disponiamo di servizio di prevendita: i biglietti possono essere acquistati a partire da mezzora prima dello spettacolo. 

È il 1985, nel periodo che precede il Natale, in una piccola città della contea di Wexford, in Irlanda. Bill Furlong lavora come commerciante di carbone per mantenere se stesso, sua moglie e le sue cinque figlie. Una mattina presto, mentre consegna carbone al convento locale, fa una scoperta che lo costringe a confrontarsi con il suo passato e con il silenzio complice di una città controllata dalla chiesa cattolica…

In apertura alla Berlinale si torna a parlare delle “Magdalene Houses” con “Small Things Like These” di Tim Mielants. Per più di un secolo, in Irlanda, erano stati istituiti dei riformatori diretti dalle suore, in cui donne “peccatrici” dovevano espiare le proprie colpe. Erano costrette a lavorare gratuitamente, come schiave, in lavanderie infernali. Le violenze sono accennate, nei conventi non si entra, se non in rare occasioni. I toni non sono grotteschi o esasperati, nel film il ritmo è quieto. Il grido è quello di un senso di colpa mai sopito, l’immagine è di una comunità che fatica a prendere coscienza di ciò che sta accadendo. Cillian Murphy presta il volto a Bill Furlong, un commerciante di carbone. Si avvicina la notte di Natale, siamo nel 1985. Il protagonista è tormentato dal suo passato, ma intanto viene a contatto con un presente terribile. “Small Things Like These” si concentra sul rapporto tra oscurità e luce, sulla percezione e sulla vergogna. Furlong si muove sempre nell’ombra, viene pedinato dal regista durante le sue lunghe camminate, durante le consegne. In un’Irlanda silenziosa, fredda, dove il vero oro è il carbone per scaldarsi. Per Furlong è una maledizione: non riesce a togliersi quel nero dalle mani. Rappresenta un Paese che ancora sanguina, impegnato nella sua battaglia di denuncia. Allo stesso tempo è la rappresentazione di un passato da cui non sentirsi assolti, di una richiesta di perdono che non sempre viene accolta.