Ci vuole una barriera contro: contro la corruzione, le collusioni, il lassismo, il menefreghismo, contro le ingiustizie, contro l’ignoranza, la superficialità, contro il revisionismo storico

L’ULTIMO TURNO 2 e 3 Ottobre – Medical drama dai ritmi serrati

Non disponiamo di servizio di prevendita: i biglietti possono essere acquistati a partire da mezzora prima dello spettacolo. 

L’infermiera Floria lavora con passione e professionalità nel reparto di chirurgia di un ospedale. Ogni suo movimento è perfetto. È sempre in ascolto di tutti i pazienti, anche nelle situazioni più stressanti, e si rende sempre disponibile, facendo fronte a ogni emergenza. Ma nella cruda realtà della sua routine quotidiana, in un reparto sovraffollato e a corto di personale, spesso le situazioni sono imprevedibili. Floria si prende cura, fra tanti altri, di una giovane madre gravemente malata e di un anziano signore che attende con apprensione la sua diagnosi. Via via che la notte avanza, il suo lavoro assume sempre più i contorni di una corsa contro il tempo.

Spesso e volentieri sono le prime persone che vediamo quando veniamo al mondo. E le ultime prima di andarcene. Cinque anni fa, durante l’emergenza Covid, li chiamavamo “angeli”, “eroi”.
Ed è così che la svizzera Petra Volpe ha deciso di titolare il suo terzo lungometraggio, Heldin (eroina, in tedesco), già presentato allo scorso Festival di Berlino (Special Gala), ora dal 20 agosto (anteprime il 18) nelle nostre sale con il titolo italiano (in linea con quello internazionale) L’ultimo turno. L’eroina in questione è Floria (la tedesca Leonie Benesch, esplosa con La sala professori e, ancora una volta, più che brava), infermiera di un ospedale cantonale che lavora con passione e professionalità, cercando di prestare ascolto a tutti i pazienti del suo reparto, sovraffollato e a corto di personale. Medical drama con i ritmi del thriller, il film della regista elvetica si spoglia di tutti gli orpelli cari a prodotti seriali e iconici (da E.R. a Grey’s Anatomy, passando per Chicago Med fino ad arrivare all’imminente The Pitt), o meglio riesce nel non facile compito di saper mantenere vivido il grado di intrattenimento calibrandolo però alla tematica di urgenza sociale che, sin dall’inizio, ne ha mosso gli intenti. Sì, perché all’origine della sceneggiatura c’è un dato agghiacciante, rivelato da uno studio condotto dalla società di consulenza PwC, ovvero che entro il 2040 in Svizzera mancheranno circa 40mila infermieri e se il livello di formazione resterà commisurato ai parametri attuali, malgrado l’invecchiamento della popolazione, la domanda di professionisti socio-sanitari non potrà più essere soddisfatta a partire dal 2029. E l’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che nel 2030 mancheranno già circa 13 milioni di infermieri in tutto il mondo.