Teheran. I festeggiamenti per la promozione di Iman a giudice istruttore del Tribunale della Guardia Rivoluzionaria coincidono con il movimento di protesta popolare a seguito della morte di una giovane donna. Mentre Iman è alle prese con il peso psicologico del suo nuovo ruolo, le sue figlie, Rezvan e Sana, sono scioccate dagli eventi, mentre sua moglie Najmeh cerca di tenere insieme la famiglia. Quando Iman scopre che la sua pistola d’ordinanza è sparita, sospetta delle tre donne. Spaventato dal rischio di perdere la sua reputazione e il suo lavoro, diventa sempre più paranoico, iniziando un’indagine in casa propria in cui, uno dopo l’altro, vengono oltrepassati tutti confini…
Regia: Mohammad Rasoulof
Attori: Misagh Zare, Soheila Golestani, Mahsa Rostami, Setareh Maleki, Niusha Akhshi, Reza Akhlaghi
Sceneggiatura: Mohammad Rasoulo
Scenografia: Amir Panahifar
Altri titoli: The Seed of the Sacred Fig
Durata: 168
Paese: Iran, Germania, Francia
Produzione: MOHAMMAD RASOULOF
Distribuzione: LUCKY RED
Condannato a otto anni di carcere, e passibile di pena aggiuntiva proprio in virtù del film, Rasoulof ha lasciato la patria – la Repubblica Islamica gli ha confiscato il passaporto nel settembre 2017 – in segreto, e ora sulla Croisette esibisce le foto degli attori rimasti in Iran. Impastato di realtà e biografia, cronaca e verità, il film lungo quasi tre ore parte s’avvia con la promozione di Iman (Misagh Zare) a giudice istruttore della Guarda Rivoluzionaria. Concepito da Rasoulof durante la detenzione nel carcere di Evin nel 2022, girato nella costante “paura di essere identificati e arrestati”, The Seed of the Sacred Fig nondimeno ha saputo aggirare – “Non posso spiegare come…” – il sistema di censura, e concretarsi sullo schermo quale documentata e persino documentaria cartina al tornasole e memento civile, plasmato nella consapevolezza storica che “i potenti sovente uccidono le persone più vicine per garantire la propria sicurezza”.
