Un cinico professore inglese di nome Tom Michell, che si trasferisce in Argentina per insegnare in un prestigioso college. Quando salva un pinguino da morte certa su una spiaggia ricoperta di petrolio, Tom si ritrova, senza volerlo, a fare amicizia con il tenero animaletto e a prendersene cura, arrivando a coinvolgerlo come insolito assistente durante le sue lezioni. Riuscirà un pinguino a trasformare una classe di ragazzi ribelli in studenti modello e a cambiare per sempre la vita del Professor Michell?
Regia: Peter Cattaneo
Attori: Steve Coogan, Vivian El Jaber, Björn Gustafsson, Jonathan Pryce
Sceneggiatura: Jeff Pope
Fotografia: Xavi Giménez
Musiche: Federico Jusid
Montaggio: Robin Peters, Tariq Anwar
Durata: 112
Paese: Gran Bretagna, Spagna
Tratto da: romanzo “Storia del pinguino che tornò a nuotare” di Tom Michell
Produzione: RORY AITKEN, ADRIÁN GUERRA, ANDREW NOBLE, BEN PUGH, ROBERT WALAK
Sono passati quasi trent’anni dal film che ci fece conoscere Cattaneo e un attore come Robert Carlyle in un film con il giusto mix di divertimento e di indignazione. La lunga militanza successiva in film e serie televisive deve averlo spinto a trovare altre modalità di narrazione finalizzate a raggiungere un pubblico più diversificato a cui però far giungere messaggi precisi. Alla sceneggiatura, accanto al vero Tom Michell (perché di una vicenda realmente accaduta qui si tratta) troviamo Jeff Pope cosceneggiatore, proprio insieme a Coogan, dell’indimenticato Philomena. Da queste collaborazioni nasce un film che vuole ricordare, con una costante ricerca di equilibrio tra commedia e dramma, un periodo della storia che non va dimenticato soprattutto in questa epoca di neppure troppo strisciante tentativo di trasformare alcune democrazie in democrature per poi arrivare, magari senza spargimenti di sangue, a regimi esplicitamente dittatoriali. In Argentina lo spargimento di sangue c’è stato e non avuto limiti nell’efferatezza. Ecco allora che la vicenda di questo professore di inglese, al contempo disilluso nei confronti della vita ma non ancora piegato al conformismo imperante nella scuola dove è andato ad insegnare, diventa, grazie a Juan Salvador, un invito a non rassegnarsi al quieto vivere.
