Justin Kemp, giovane uomo con un passato alcolico e un futuro da papà – la moglie aspetta la loro bambina -, è convocato come giurato in un sordido caso di omicidio alle porte di Savannah, in Georgia. La vittima, Kendall Carter, è stata presumibilmente picchiata a morte e abbandonata in un fosso dopo una violenta discussione col suo ragazzo, membro pentito di una gang di quartiere. Il colpevole ideale per i dodici giurati e per il procuratore della contea in piena campagna elettorale. Faith Killebrew espone i fatti e la vertigine sale. Justin, giurato numero 2, realizza progressivamente la propria colpevolezza nella tragedia avvenuta un anno prima, nel cuore della notte, sulla stessa strada dove si era convinto di aver investito un cervo. Sotto una pioggia battente di ricordi, il marito perfetto si scopre omicida involontario e si ritrova difronte a un dilemma morale: confessare, scagionando l’imputato, o sottrarsi alla giustizia, condannando un innocente?
Regia: Clint Eastwood
Attori: Nicholas Hoult, Toni Collette, Zoey Deutch, Kiefer Sutherland, Gabriel Basso, Leslie Bibb, Chris Messina, J.K. Simmons
Sceneggiatura: Jonathan Abrams
Durata: 114
Paese: USA
Genere: THRILLER
Produzione: CLINT EASTWOOD, ADAM GOODMAN, TIM MOORE, JESSICA MEIER, MATT SKIENA
Distribuzione: WARNER BROS.
È la parabola di un uomo tormentato (Nicholas Hoult clamoroso: recita con occhi azzurri sempre più liquidi e sostiene primi piani quasi insostenibili), chiamato all’appuntamento della vita (la moglie sta completando una gravidanza a rischio), messo di fronte al bivio (che fare quando sai che si sta per commettere un’ingiustizia ma non puoi opporti?), perseguitato da demoni (l’alcolismo superato grazie all’amore e sfiorato al cospetto di un dolore), lacerato dalle conseguenze delle proprie azioni. Arriva al dunque, Eastwood, non ha tempo da perdere. Prendete i flashback del protagonista: la serata del delitto non viene ricostruita a poco a poco, capiamo subito qual è il problema, al massimo si possono aggiungere dettagli che lo devastano sempre più, ma il grosso è fatto. Perché Eastwood è onesto, non vuole girarci attorno e non intende cedere alla retorica. Trascende il pessimismo nella malinconia, preferisce l’esercizio del dubbio alla facilità del dogma e ci ricorda che un mondo perfetto non esiste. È il suo ennesimo film (quanti da Gran Torino?) che interroga le cose che davvero contano. Come quella scena finale, muta e lancinante, che si incastona nella memoria.
Film d’apertura del XXVIII Tertio Millennio Film Fest.
