Ruth Goldman, una donna anziana con demenza, esce di casa per un appuntamento. Ma quello che pensa sia un hotel si rivela essere una struttura per anziani e mentre la sua identità e i suoi desideri cambiano, Ruth dovrà confrontarsi con una serie di volti, routine e ambienti nuovi, fino ad ora sconosciuti.
Regia: Sarah Friedland
Attori: Kathleen Chalfant, Carolyn Michelle, Andy McQueen, H. Jon Benjamin
Sceneggiatura: Sarah Friedland
Fotografia: Gabe C. Elder
Musiche: Aacharee Ungsriwong
Montaggio: Matthieu Taponier
Scenografia: Stephanie Osin Cohen
Durata: 90
Paese: USA
Genere: DRAMMATICO
Produzione: ALEXANDRA BYER, MATTHEW THURM
Distribuzione: FANDANGO
È il film più premiato di Venezia 81: migliore opera prima, miglior regia e miglior interpretazione femminile. Non era in gara per il Leone d’Oro, ma in Orizzonti. La regia è di Sarah Friedland, losangelina classe 1992, regista e coreografa dalla personalità non indifferente (sul palco della Mostra è stata la prima tra i premiati a sollevare la questione del genocidio a Gaza, lei ebrea statunitense…), che inizia a scrivere Familiar Touch all’indomani della morte della nonna (che aveva vissuto per molti anni con la demenza senile) e dopo l’esperienza diretta di qualche anno fa (come badante per artisti newyorkesi con problemi di memoria): la storia è quella di Ruth Goldman (Kathleen Chalfant, strepitosa), ottantenne che si appresta a trascorrere l’ultima fase della propria esistenza all’interno di una casa di cura. Ecco, quel “familiar touch” a cui fa riferimento il bellissimo titolo del film, è dunque riferibile tanto all’essenza, alla gestualità, alle coreografie che il corpo ormai anziano di Ruth continua comunque a disegnare in traiettorie visibili e invisibili (la meravigliosa sequenza con i visori per la realtà aumentata, o la delicatezza di quel momento sospeso a galla nella piscina), quanto al contatto, al linguaggio fisico dell’assistenza, dell’amore che attraverso uno sguardo, un “tocco” (quell’abbraccio madre-figlio nel ballo finale), può colmare qualsiasi vuoto. Di spazio, e di memoria.
