Ci vuole una barriera contro: contro la corruzione, le collusioni, il lassismo, il menefreghismo, contro le ingiustizie, contro l’ignoranza, la superficialità, contro il revisionismo storico

FAMILIAR TOUCH 6 e 9 Novembre – La memoria sta svanendo e un’ottantenne si ritrova all’interno di una casa di cura

Non disponiamo di servizio di prevendita: i biglietti possono essere acquistati a partire da mezzora prima dello spettacolo. 

Ruth Goldman, una donna anziana con demenza, esce di casa per un appuntamento. Ma quello che pensa sia un hotel si rivela essere una struttura per anziani e mentre la sua identità e i suoi desideri cambiano, Ruth dovrà confrontarsi con una serie di volti, routine e ambienti nuovi, fino ad ora sconosciuti.

È il film più premiato di Venezia 81: migliore opera prima, miglior regia e miglior interpretazione femminile. Non era in gara per il Leone d’Oro, ma in Orizzonti. La regia è di Sarah Friedland, losangelina classe 1992, regista e coreografa dalla personalità non indifferente (sul palco della Mostra è stata la prima tra i premiati a sollevare la questione del genocidio a Gaza, lei ebrea statunitense…), che inizia a scrivere Familiar Touch all’indomani della morte della nonna (che aveva vissuto per molti anni con la demenza senile) e dopo l’esperienza diretta di qualche anno fa (come badante per artisti newyorkesi con problemi di memoria): la storia è quella di Ruth Goldman (Kathleen Chalfant, strepitosa), ottantenne che si appresta a trascorrere l’ultima fase della propria esistenza all’interno di una casa di cura. Ecco, quel “familiar touch” a cui fa riferimento il bellissimo titolo del film, è dunque riferibile tanto all’essenza, alla gestualità, alle coreografie che il corpo ormai anziano di Ruth continua comunque a disegnare in traiettorie visibili e invisibili (la meravigliosa sequenza con i visori per la realtà aumentata, o la delicatezza di quel momento sospeso a galla nella piscina), quanto al contatto, al linguaggio fisico dell’assistenza, dell’amore che attraverso uno sguardo, un “tocco” (quell’abbraccio madre-figlio nel ballo finale), può colmare qualsiasi vuoto. Di spazio, e di memoria.