Manitas del Monte, feroce barone di un potente cartello messicano, ha deciso di cambiare radicalmente vita. Cresciuto in un contesto machista, patriarcale e criminale, ha soffocato per anni il suo essere profondo. Ma non è mai troppo tardi per diventare donna. Per realizzare il suo più grande desiderio, fa rapire Rita Moro Castro, giovane avvocato brillante al servizio di un grosso studio legale, più interessato a fare assolvere criminali che a servire la giustizia. Manitas recluta Rita per gestire transizione e futuro: simulare la sua morte con moglie e figli e ricominciare altrove. Poi Manitas diventa Emilia ma il passato fatica a passare come i rimorsi. Rientrata in Messico, cinque anni dopo, decide di riprendersi la sua famiglia e di restituire al suo Paese i corpi dei suoi martiri. Ma una questione di cuore tuonerà tempesta.
Regia: Jacques Audiard
Attori: Karla Sofía Gascón – Emilia Pérez / Juan “Small Hands” Del Monte, Zoe Saldana – Rita Moro Castro, Selena Gomez – Jessi, Édgar Ramírez – Gustavo, Adriana Paz – Epifanía, Mark Ivanir – dott. Wasserman
Sceneggiatura: Jacques Audiard
Scenografia: Emmanuelle Duplay
Durata: 132
Paese: Francia, Messico
Genere: MUSICALE
Produzione: JACQUES AUDIARD, PASCAL CAUCHETEUX, VALÉRIE SCHERMANN, ANTHONY VACCARELLO
Distribuzione: LUCKY RED
Emilia Pérez canta, danza, spara, ama, fa a pugni, arringa, abbatte, si batte, risorge e ripara per due ore e dieci senza tempi morti. È uno spettacolo che si reinventa continuamente, un film pieno e generoso, a fior di pelle, di un’empatia totale, di un humour feroce e un senso consumato del tragico. Le giunture saltano e Jacques Audiard mescola le carte con gli ormoni, raccontando i destini musicali di un temibile boss pentito e del suo alleato avvocato, arenata in un mondo di uomini. Cambiare sesso dunque ma anche natura perché Manitas diventa Emilia ed Emilia crea, con un gesto finalmente umano, un’associazione di beneficienza per ritrovare i corpi delle vittime che ha massacrato. Il film è attraversato dall’idea che la società possa auspicare un progresso morale smontando tutti i valori associati alla costruzione del maschile. E la questione della mascolinità è sempre al centro del cinema di Audiard, troppe volte definito “virilista”. Il film è stato premiato al Festival di Cannes, ha ottenuto 7 candidature e vinto 3 Golden Globes e 12 candidature a Premi Oscar.
