Elio Solis ha perso i genitori da bambino e il suo più grande desiderio è ora quello di essere trasportato dagli alieni verso i confini del cosmo e oltre. Sulla terra si sente infatti disperatamente solo, nonostante la presenza di sua zia Olga, che è Maggiore dell’aviazione americana con un incarico di analista orbitale. Il compito di Elio invece è captare i segnali dello spazio, e il messaggio che manda attraverso un’apparecchiatura radio improvvisata miracolosamente raggiunge il Comuniverso, un’organizzazione pangalattica che unisce le menti più evolute del cosmo, ma che ha bisogno di un capo alternativo al violento e collerico Lord Grigon, che intende dominare con la forza. Il Comuniverso preleverà Elio dalla Terra scambiandolo per un ambasciatore intergalattico, e l’undicenne troverà il su primo e unico amico in Glordon, il figlio di Lord Grigon, che non ci tiene affatto a diventare una macchina da guerra come vorrebbe suo padre, con cui la comunicazione è a dir poco problematica. Elio si pone un compito molto attuale, ovvero affrontare la più profonda delle domande esistenziali: Siamo soli in questo mondo? La sua storia parte da una condizione in cui si trovano molti giovanissimi, soprattutto oggi: quella di non appartenere al proprio pianeta e di non sentire alcun legame con i suoi abitanti.
C’è qualcosa di nuovo oggi nello spazio, anzi d’antico. Elio arriva da lontano, dalle manie intergalattiche dei baby boomer cresciuti nella guerra fredda alla passione per la fantascienza che ha plasmato l’immaginario dei registi newhollywoodiani. E cerca di sintonizzarsi sul presente post-pandemico, sulla malinconia dei bambini che alzano gli occhi al cielo cercando quel che non trovano sulla terra: un senso di appartenenza, la possibilità di un sogno, la ricerca della felicità. Non è un caso che, in quest’avventura tipicamente disneyana nel suo essere contemporanea ma non cronachistica, ci sia l’omaggio ai radioamatori, ovvero coloro che, con competenza e dedizione, hanno contribuito a mettere in comunicazione mondi lontani. Elio – che è tenero, piacevole, avvincente – è più forte e meno timido delle paure di chi l’ha prodotto e sostenuto, come altri titoli meno fortunati nella ricezione del momento, dal bellissimo Luca a Red (entrambi evidentemente “metaforici” sul tema della crescita e dell’accettazione di sé): storie che trascendono il posizionamento ideologico e il vento politico, interrogando le paure e i desideri dei piccoli di ieri e degli adulti di domani.
