Dopo la morte improvvisa dell’amato e compianto Papa, il Cardinale Lawrence è incaricato di dirigere questo delicato processo. Una volta che i leader più potenti della Chiesa Cattolica si riuniscono e si chiudono nelle segrete sale del Vaticano, Lawrence si ritrova intrappolato in una rete di intrighi, tradimenti e giochi di potere. Un oscuro segreto viene alla luce, minacciando di scuotere le fondamenta stesse della Chiesa.
Regia: Edward Berger
Attori: Ralph Fiennes, Stanley Tucci, John Lithgow, Isabella Rossellini, Lucian Msamati, Sergio Castellitto
Sceneggiatura: Peter Straughan
Fotografia: Stéphane Fontaine
Durata: 120
Paese: GRAN BRETAGNA, USA
Tratto da: romanzo omonimo di Robert Harris
Produzione: ALICE DAWSON, ROBERT HARRIS, JULIETTE HOWELL, MICHAEL JACKMAN, TESSA ROSS
Distribuzione: EAGLE PICTURES
La fonte di ispirazione primaria di Berger è l’omonimo romanzo di Robert Harris. Il cineasta tedesco resta fedele al libro, ma il suo obiettivo non è lo scandalo. Non vuole indicare una nuova via alla Chiesa, ma vuole delineare il ritratto di un’umanità che ha perso i propri punti di riferimento. Che fatica a destreggiarsi tra realtà, false notizie, e guide meschine. L’immagine è quella di un mondo corrotto, a qualsiasi livello ed è da qui che sorge la vera provocazione di Berger: può la fede andare oltre la cortina di fumo generata ogni giorno dalla bramosia del potere? La provocazione non è solo per i credenti, ma per tutti gli spettatori. Non a caso Conclave è claustrofobico. La macchina da presa non abbandona mai i protagonisti, non li lascia respirare, non si vede mai che cosa succede all’esterno, è come se insieme ai cardinali fossimo “rinchiusi” anche noi. Gli intrighi di palazzo si mescolano a una preghiera che sembra passare in secondo piano. La speranza scaturisce dai giochi di luce, dai chiaroscuri che caratterizzano i corridoi spogli e gli straordinari affreschi della Cappella Sistina. Raccontare il conclave è un pretesto. Non è legato al credo, alla spiritualità o alla critica alla Chiesa. È un’ambientazione, un contesto scelto per mettere l’uomo davanti alle proprie responsabilità, condannando l’ambizione sfrenata, la superficialità delle relazioni con gli altri, le molte maschere che nascondono le venature più grette.
