Ci vuole una barriera contro: contro la corruzione, le collusioni, il lassismo, il menefreghismo, contro le ingiustizie, contro l’ignoranza, la superficialità, contro il revisionismo storico

COME TI MUOVI SBAGLI 16 Ottobre – Una parabola sulla fragilità che ci ricorda che ci sono ancora spazi di umanità resistente

Non disponiamo di servizio di prevendita: i biglietti possono essere acquistati a partire da mezzora prima dello spettacolo. 

Riuscire a evitare tutti i fastidi della vita quotidiana, mettersi in salvo da ogni rottura di scatole è sufficiente per essere felici? Il professore a settant’anni suonati ha trovato finalmente la serenità, ha una bella casa, una discreta pensione, degli amici con cui scherzare, una signora con cui passare qualche giornata. Si dedica solo a cose piacevoli. Fino a quando la sua vita è messa sottosopra dall’arrivo della figlia, in crisi coniugale, e dei due ingombrantissimi nipotini. Nuove preoccupazioni, nuove angosce, ma anche nuovi affetti. Comincia così un’avventura nelle vite sentimentali degli altri, e nella sua, che gli farà capire che l’amore vale sempre la pena di essere vissuto, anche se porta tribolazioni, sacrifici e patimenti. Un film che riflette sull’amore e sull’inesorabile istinto degli esseri umani a mischiare il proprio destino con quello degli altri, con tutto quello che ne può derivare: fatiche ma anche gioie, e l’impressione di aver vissuto veramente.

C’è già tutto nel titolo, un modo di dire che è anche un modo di intendere il mondo: Come ti muovi, sbagli (chiusura delle Giornate degli Autori alla Mostra di Venezia 2025), e a dirlo – a se stesso e al genero – è proprio Di Gregorio, ancora una volta inevitabile protagonista di questo sesto capitolo di una commedia umana che sarà il caso di affrontare nella sua interezza. Perché, sì, i personaggi interpretati dal regista e attore cambiano, ma sono sempre variazioni del medesimo tipo umano: un quieto pensionato che ama stare in compagnia degli amici al bar (qui è una rosticceria), non fa un passo più del dovuto per non stancarsi troppo (praticamente sta sempre fermo), accoglie gli stimoli altrui pur senza eccessi (magari una compagnia romantica). È sempre bello tornare nel cinema umanissimo di Di Gregorio, pieno di grazia e leggerezza, spiritoso più che spirituale, dove l’incanto si modula nel disincanto, con i tempi distesi di chi cammina e non corre, l’umorismo dolce per alleviare l’amaro sapore dell’esistenza, un corpo comico sul quale gli altri possono far rimbalzare aspettative e insoddisfazioni. C’è una schietta, paziente, mite voglia di vivere in questo film che si scopre tardivo romanzo di formazione di un padre pigro che si rimette accanto alla figlia, un nonno assente che si scopre compagno e complice, un suocero comprensivo che prova a mettere le cose a posto, un cliente fedele che vuole solo la tranquillità del suo piccolo mondo, un eroe romantico alle prese con un colpo di coda dell’amore (bel duetto con Iaia Forte). Come ogni film di Di Gregorio, somiglia a una carezza, una coccola, un sorriso prima di andare a dormire.