Ci vuole una barriera contro: contro la corruzione, le collusioni, il lassismo, il menefreghismo, contro le ingiustizie, contro l’ignoranza, la superficialità, contro il revisionismo storico

COME SE NON CI FOSSE UN DOMANI 7 Novembre – Un documentario sugli attivisti di Ultima Generazione

Non disponiamo di servizio di prevendita: i biglietti possono essere acquistati a partire da mezzora prima dello spettacolo. 

Si sdraiano in mezzo a strade e autostrade, sotto la neve, in mezzo al traffico, a volte incatenati l’uno all’altro, colorano l’acqua delle fontane (anche quella di Trevi), macchiano di colori (lavabili) monumenti e installazioni, lasciano manate sul vetro dei capolavori custoditi in musei come gli Uffizi, ma sono anche presenti ad aiutare ovunque avvenga una catastrofe ambientale, dalle alluvioni in Emilia Romagna e Toscana, alla tromba d’aria a Jesolo, alla siccità che distrugge gli uliveti di Castiglione del Lago: sono gli attivisti di “Ultima generazione”, il movimento non violento impegnato nel tentativo di fermare il disastro climatico che ci coinvolge tutti. Appunto, l’ultima generazione in grado di farlo. Il film, diretto da Riccardo Cremona e Matteo Keffer e prodotto da Ottavia Virzì e Paolo Virzì, che ha coordinato il lavoro, racconta dall’interno la storia e le esperienze di questo gruppo di giovani pieni di volontà e voglia di vivere.

Tra loro emergono soprattutto le storie di Simone Ficicchia, Beatrice Pepe, Chloé Bertini, Michele Giuli e Tommaso Juhasz ‘TJ”. Nei circa 90 minuti di durata, si avverte l’urgenza del loro allarme ma anche un’incompiutezza di fondo. Alcune figure vengono messe più a fuoco di altre e gli stessi materiali archivi delle loro azioni, sia dimostrative ma anche di aiuto, potevano essere più numerosi e anche più lunghi, soprattutto per quanto riguarda l’alluvione in Emilia-Romagna, mentre si avverte l’umanità del loro intervento in quello a Campi Bisenzio. Vengono mostrati i disastri climatici più eclatanti, qualcuno resta più in secondo piano come la siccità in Sicilia e si ha come l’impressione che, per far parlare prevalentemente i protagonisti in prima persona, qualcosa si sia perso per strada. Eppure gli spunti non sono mancati, come nella figura di Roger Hallam, attivista climatico e co-fondatore di Exinction Rebellion con il suo esperimento con il sacchetto di plastica o la distanza che c’è tra il movimento e il mondo politico mostrati, per esempio, nell’intervento di Beatrice Pepe in tv a “Quarta Repubblica” incalzata da Daniele Capezzone, direttore editoriale di Libero e gli insulti social che ha ricevuto dopo il programma.