Jenny e Alvaro sono padre e figlia. Lei è una giovane promessa del nuoto, lui un uomo silenzioso dal cuore ruvido. Il loro è un rapporto idilliaco fino a quando Alvaro lascia Margherita, la madre di Jenny, generando una profonda rottura con la ragazza. Ma quando Alvaro viene colto da un malore che lo costringe a cure e assistenza quotidiane, Jenny non riesce a voltargli le spalle e quella che in apparenza è una situazione difficile da accettare e gestire si rivela un’occasione per scoprire verità nascoste, svelare i lati più celati di entrambi, provare a rinascere e crescere insieme.
Regia: Stefano Chiantini
Attori: Edoardo Pesce, Sara Silvestro, Barbara Chichiarelli, Giorgia Spinelli, Antonio Zavatteri
Sceneggiatura: Stefano Chiantini
Scenografia: Ludovica Ferrario
Altri titoli: Supereroi
Durata: 97
Paese: Italia, Francia
Produzione: BALLANDI, WORLD VIDEO PRODUCTION, BLING FLAMINGO, RAI CINEMA
Distribuzione: BIM DISTRIBUZIONE
Jenny, giovane promessa poco più che maggiorenne (l’inedita Sara Silvestro, già nuotatrice), prova del rancore per il padre, il camionista Alvaro anche lui ex nuotatore, che dopo quindici anni ha lasciato figlia e moglie (Barbara Chichiarelli, il volto più espressivo degli ultimi anni). Dopo una nuotata in mare, ennesimo e forse sprovveduto tentativo per riavvicinarsi a Jenny, Alvaro viene colto da un aneurisma e, dopo il ricovero, è costretto a cure e assistenza quotidiane. La disgrazia riavvicina i corpi solo apparentemente estranei e fa riaffiorare l’intesa perduta, ma allo stesso tempo allontana la ragazza dai doveri dello sport e le fa scoprire una verità sommersa. “Perdersi per ritrovarsi” cantava Emma, già attrice per Chiantini e beniamina della protagonsita. Con la sobrietà e il rigore che non rinunciano all’emotività e all’empatia, Chiantini non sconfina melodramma, osserva senza giudicare, sta accanto ai suoi personaggi per sentirne il battito del cuore. E migliora il titolo di lavorazione, Supereroi, che forse enfatizzava troppo una normalità del quotidiano a rischio di sfociare nella retorica. Fa un cinema umile, pieno di dignità, che schiva i voli pindarici e si dimostra realmente interessato a sintonizzarsi sulle onde dell’adolescenza, che non cerca le verità assolute e interroga il silenzio, che non chiude tutto ciò che apre perché la risposta è nei varchi in questa malinconia marittima (belle location tra Civitavecchia, Santa Marinella e Sant’Agostino: il palazzo con la balaustra, il supermercato sul lungomare, gli archi sulla spiaggia).
