Stefano e Giulio sono amici da sempre, si sono laureati insieme in medicina, ma hanno diverse concezioni della professione, se applicate ad una situazione di guerra. Quella in cui si trovano coinvolti entrambi come ufficiali medici è il primo conflitto mondiale, e mentre Stefano ha come obiettivo quello di rimandare al fronte tutti i feriti al primo accenno di guarigione – soprattutto i “miserabili simulatori” che si sono procurati da soli il modo di evitare il combattimento – Giulio arriva a contagiare, mutilare e privare (magari temporaneamente) della vista o dell’udito quei soldati che vorrebbero solo tornare a casa. Fra i due ufficiali c’è Anna, ex compagna di università che non ha potuto laurearsi con la lode solo perché non potevano dare il massimo dei voti ad una donna, e dunque ha “preferito” diventare infermiera. Nonostante l’affetto per Stefano e Giulio, Anna si troverà a scegliere quale delle loro visioni della medicina e del mondo seguire, soprattutto quando l’epidemia di febbre spagnola arriverà a colpire l’esercito e il Paese.
Regia: Gianni Amelio
Attori: Alessandro Borghi, Gabriel Montesi, Federica Rosellini, Alberto Cracco
Paese: Italia
Durata: 104
Genere: GUERRA
Produzione: KAVAC FILM, IBC MOVIE, ONE ART CON RAI CINEMA
Distribuzione: 01 DISTRIBUTION
Due anni dopo Il signore delle formiche (2022), Gianni Amelio torna in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia e di nuovo con un film che scava in un capitolo buio della storia italiana. Si sofferma con approccio puramente drammatico su un aspetto ancora poco noto di quella guerra, e che ne rivela tutto il dolore e l’assurdità (come di tutte le guerre): spesso, i soldati mandati a morire nelle trincee si ferivano volontariamente pur di scampare a quell’orrore e nella speranza di tornare a casa, invalidi ma vivi. All’aumentare degli episodi di questo genere, gli alti comandi inasprirono i controlli, punendo in maniera via via sempre più crudele e sommaria i simulatori e le auto-mutilazioni. Migliaia di uomini furono condannati a morte o all’ergastolo.
“Qui non muore nessuno”. È una frase che in Campo di battaglia di Gianni Amelio viene ripetuta due volte. È il manifesto programmatico di un film che dichiara apertamente di volersi distaccare dalla realtà, per accarezzare l’utopia che tutti desideriamo. Esistono guerre in cui non muore nessuno? Esistono conflitti in cui sono più i salvati dei sommersi? La risposta la conosciamo tutti. Amelio, con lucidità, si fa portatore di un desiderio impossibile, dialogando con il passato e guardando a un presente sempre più oscuro. Gira un film non di guerra, ma sulla guerra.
